Anci chede fondi per contrastare i crolli, Frosinone la provincia più a rischio

11/09/2017   14:14

Il delegato all’urbanistica dell’Associazione nazionale dei comuni italiani chiede l’istituzione di un fondo nazionale di 60 miliardi di euro.
Nel documento appena presentato viene spiegato che i fondi da utilizzare in un piano decennale, servirebbero per finanziare gli interventi di rafforzamento locale. Per una prima fase di adeguamento sismico ne servirebbe il 30% per evitare ulteriori cedimenti e perdite di vite umane.

Le province più a rischio sono dieci, la maggior parte situate nel Sud del Paese. Nel restante territorio si contano 345.848 costruzioni degradate e 58.393.439 edifici ‘sani’, con un rapporto dello 0,58%.
In Italia ci sono molti fabbricati in dissesto, parzialmente o totalmente inutilizzabili. Si tratta di 452.410 edifici classificati come degradati, secondo i parametri catastali.
Il rapporto rispetto agli edifici sani sono in totale sono 62.861.919, pari allo 0,72%.
La provincia più colpita si trova nel Lazio ed è Frosinone, dove si contano 28.596 edifici degradati e 410.813 “sani”.
«Per ridurre in modo sensibile il rischio di crolli non serve la messa in sicurezza a livelli massimi, anzi secondo il Consiglio superiore dei Lavori pubblici sarebbe sconsigliabile ed economicamente insostenibile» ha aggiunto Occhiuto, delegato dell’Anci e anche primo cittadino di Cosenza, la seconda delle province italiane a rischio di crolli. A tale riguardo, secondo stime di massima «sarebbero necessari 200 miliardi di euro per mettere completamente in sicurezza i sette milioni di abitazioni, quindi anche gli edifici privati, nelle zone sismiche più pericolose» e ha sottolineato che «La cifra necessaria per un primo e consistente intervento, ovvero 60 miliardi non è così alta se si pensa che solo per la ricostruzione dopo il sisma nel Centro Italia i costi stimati equivalgono ad oltre 23 miliardi».



Insieme all’indispensabile salvaguardia delle vite umane, i benefici di un piano di tale genere sarebbero diversi: a cominciare dal fatto che sia più costoso ricostruire le aree terremotate che investire in costruzioni antisismiche.

Ma per mettere in campo tutto ciò occorrono anche norme di semplificazione: «La realizzazione del piano – ha concluso Occhiuto – dovrebbe essere affidata proprio alle Amministrazioni comunali alle quali occorrerebbe avere come minimo la possibilità di intervenire anche su edifici privati in nome dell’interesse maggiore relativo alla pubblica incolumità e alla conservazione del nostro patrimonio storico».
In quest’ottica Occhiuto, pur nel rispetto delle Soprintendenze, suggerisce infine una riforma «che ne ridefinisca il ruolo adeguandone organico e dotazioni. Serve un’azione di tutela attiva del patrimonio, all’interno della quale le Soprintendenze facciano la loro parte, al fianco dei Comuni e non contro di essi».
Il 24 agosto 2016, alle 3.36, un terremoto di magnitudo Richter ML 6.0 ha colpito il Centro Italia distruggendo Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto. Alle 4.33 una nuova scossa, stavolta di magnitudo 5.4, ha distrutto Norcia. Da quel momento il Centro Italia ha tremato più di 72 mila volte, con un picco registrato, alle 7.40 del 30 ottobre, tra le province di Macerata, Perugia e Ascoli Piceno: con una magnitudo 6.5 è stato il terremoto più forte avvenuto in Italia dopo quello, di magnitudo Mw 6.8, che nel 1980 ha distrutto l'Irpinia. Il 18 gennaio il sisma ha colpito ancora, in Abruzzo, nel settore Campotosto-Montereale.
Il bilancio di questa sequenza sismica è stato pesantissimo in termini di vite umane perdute, di economia sconvolta, di patrimonio culturale devastato. I danni materiali, stimati dalla Protezione civile in 23 miliardi e 530 milioni di euro, sono andati ad aggiungersi a quelli, già ingenti, degli ultimi due gravi sismi che hanno colpito l'Italia nel 2009, all'Aquila, e nel 2012 nella pianura padana. Dopo i tre milioni di euro stanziati a giugno per rilanciare le aziende nelle aree colpite dal terremoto, la politica sembra ora intenzionata a tutelare il patrimonio urbanistico puntando sulla prevenzione.

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