Addio Spagna

03/10/2017   18:59

«Adios España». L’urlo separatista della Catalogna è anticostituzionale ma anche una realtà. Il giorno dopo il referendum per l’indipendenza, il portavoce del governo catalano, Jordi Turull, ha ribadito che il “Govern” trasferirà al Parlamento i risultati del referendum e che sarà la Camera a decidere per l’indipendenza, malgrado l’incostituzionalità di questa consultazione pubblica, dichiarata da parte del Primo Ministro Rajoy e dall’UE, e dalla Spagna che tentenna: arrestare i leader catalani o iniziare le trattative? Tutti sono d’accordo sull’arresto dei responsabili di tanta violenza di piazza, mentre le coscienze catalane e spagnole di dividono. Persino il Barcellona Calcio sciopera per denunciare la repressione del referendum da parte dello Stato, lo spread sale e la borsa spagnola intanto precipita. L’incertezza è l’unica a regnare sovrana. La crisi economica e le tasse, soprattutto, sono il principale pomo della discordia. Ma perché la regione autonoma della Catalogna vuole l’indipendenza?

La Catalogna, con capitale Barcellona, è la più grande delle 16 comunità autonome, paragonabili alle nostre regioni, in cui si divide il regno di Spagna. Le comunità hanno competenza su: sanità, trasporti, educazione, ambiente, welfare e, fatta eccezione per i Paesi Baschi, ogni comunità incassa l’imposta patrimoniale e di successione, la tassa sugli alcolici, il 50% dell’I.V.A.


e una percentuale variabile dell’Irpef. La Catalogna è la terza regione spagnola per reddito procapite e contribuisce per il 20% al Pil nazionale. I Catalani versano allo Stato più di quanto ricevano. Per i separatisti, la sproporzione è dell’8%, per gli unionisti, a seconda degli anni presi in esame, varia dal 2 al 6%. Sul piano identitario e culturale, la lingua catalana aspira alla stessa dignità della lingua spagnola. Ciò che non abbiamo mai vissuto, nemmeno in un acceso derby calcistico tra Madrid e Barcellona, lo viviamo in queste ore, tra scioperi generali e il Ministro dell’Interno che accusa il Governo catalano di incitare alla ribellione. I risultati del referendum del primo ottobre sono stati: due milioni di persone alle urne; vittoria del “sì” con il 90%; 800 feriti negli scontri. E la soluzione è ancora lontana.

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