Arriva nelle sale l'attesissimo Blade Runner 2049

04/10/2017   12:17

Blade Runner 2049. La Recensione di Giuliano Giacomelli

Titolo originale: Blade Runner 2049
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Usa / UK / Canada
Anno: 2017
Durata: 163 min
Genere: Fantascienza
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green
Cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Jared Leto, Robin Wright, Dave Bautista, Ana de Armas

Ci sono dei film che entrano nell’immaginario collettivo così rapidamente, ed in modo intensivo, che finiscono per manipolarlo ed influenzarlo in modo irreversibile. Blade Runner (Ridley Scott, 1982) appartiene proprio a questa categoria. Liberamente ispirato al romanzo di Philip K. Dick, Il cacciatore di androidi, il film di Ridley Scott è riuscito in breve tempo a ridefinire le regole di un genere così da influenzare moltissimo cinema avvenire, soprattutto quello di fantascienza. Metropoli futuristiche perennemente inondate dalle piogge, sovraffollate e preda di un melting-pot spinto ai massimi livelli, androidi (meglio chiamarli replicanti) che vivo nascosti tra gli umani e nella speranza di poter essere trattati al pari di questi ultimi. Perché loro, stringi-stringi, sono davvero “più umani degli umani”. Da qui una corposa critica sociologica al mondo di ieri, ma ancor più di oggi, incapace di gestire il sistema globalizzato a cui si aggiunge l’immancabile profezia volta a demonizzare tutto ciò che è “tecnologico”. Tante tematiche non originali (ricordiamo che sette anni prima c’era stato il bellissimo La fabbrica delle mogli, tanto per citarne uno) che Ridley Scott è riuscito a maneggiare con intelligenza dando vita ad un film che si è rivelato un autentico sparti-acquee: nulla era come Blade Runner prima e nulla sarà come prima dopo Blade Runner. Eppure il film di Scott, ad un’analisi critica ed oggettiva, può dirsi tutt’altro che perfetto a causa di una scrittura poco agile e fin troppo concettuale ed un attenzione alla componente visiva di gran lunga superiore a quella narrativa.
Ma il film è subito cult, vuoi anche per l’indimenticabile interpretazione di Harrison Ford nei panni del blade runner Rick Deckard e per il suggestivo monologo finale di Rutger Hauer entrato di diritto nella storia del cinema.

L’idea di apportare uno sviluppo alla disputa tra umani e replicanti ambientata nel futuristico 2019 era nell’aria già da molti anni, per volontà dello stesso Scott che iniziò a lavorare sul progetto già dai primi anni duemila, prima con lo sceneggiatore Travis Wright e poi con suo fratello Tony (in quest’ultimo caso doveva trattarsi di un prequel sottoforma di serie web). Tante idee continuamente naufragate fino a quando, nel 2011, la Alcon Entertainment ha acquisito i diritti di media franchise di Blade Runner ed avanzato subito la volontà di realizzare un nuovo film, che non sarebbe stato un remake, con ancora Scott coinvolto nel progetto ed Harrison Ford nei panni di Deckard. Nel 2015 il progetto finalmente si delinea. Prende forma Blade Runner 2049, un sequel a tutti gli effetti, con Ridley Scott coinvolto in produzione e la regia nelle mani del prodigioso Denis Villeneuve (Sicario, Arrival).

Los Angeles, 2049. Sono trascorsi trent’anni dall’ultima missione di Rick Deckard. Il sovraffollamento terrestre e lo sviluppo tecnologico ha fatto si che l’intera superficie terrestre, ma Los Angeles in modo particolare, abbia acquisito tratti ancor più distopici ed alienanti. Sulla metropoli regna un ordine apparente e i blade runner non hanno ancora smesso di dare la caccia ai pochi replicanti-senzienti rimasti in circolazione. Il miglior agente sul campo è K (il sempre bravo Ryan Gosling), membro della polizia locale nonché appartenente alla nuova generazione di replicanti “fedeli” agli ordini impartiti, il quale andrà in contro ad una scoperta sconvolgente che potrebbe rovesciare, una volta per tutte, gli equilibri sociali e l’ordine sulla Terra.


Per poter far fronte a questa realtà, all’agente K non resta altro da fare che mettersi sulle tracce dell’unica persona in grado di aiutarlo, Rick Deckard (Harrison Ford).

La responsabilità caduta sulle spalle di Denis Villeneuve era sicuramente elevata. Anzi, elevatissima. Prendere un “capolavoro” universalmente riconosciuto come tale e dargli un sequel, a distanza di tutti questi anni, andando a riprendere stesse situazioni e stessi personaggi poteva rivelarsi davvero una missione suicida. Eppure Villeneuve, che negli ultimi anni sta confezionando un successo dopo l’altro, è riuscito abilmente nell’impresa dando luce ad un film che non solo riesce a portare avanti la storia dei replicanti in modo degno e assolutamente naturale ma Blade Runner 2049 riesce a porre rimedio anche a tutti quei difetti che gravavano sulla testa del primo film. Dunque, la conclusione, è quella che Villeneuve non solo eguaglia il “capolavoro” di Scott ma riesce persino a prevaricarlo.

Blade Runner 2049 è un’opera di fantascienza assolutamente perfetta, come non se ne vedevano da decenni, e la naturalezza con la quale questo film porta avanti il racconto dei blade runner è davvero impressionante. Ogni cosa è al suo posto e vedere i nuovi personaggi interagire con i vecchi (non solo Harrison Ford), attraverso una densa rete di colpi di scena ben assestati, è davvero un qualche cosa che riempie il cuore e l’anima. Villeneuve dimostra di conoscere bene la grammatica impartita dal primo Blade Runner, ha più volte ammesso di essere un fan di quel film e lo dà ben a vedere, così da muoversi in quel “mondo” in modo assolutamente rispettoso e coscienzioso.
Al centro di Blade Runner 2049 c’è un reticolo narrativo assolutamente più fitto rispetto a quello del film precedente e da qui, infatti, le quasi tre ore di durata che scorrono in modo fluido senza concedere spazio, mai, a sbadigli o perdita d’attenzione. Tanti personaggi, tra buoni e cattivi, umani e non, vecchi e nuovi, capaci di ricevere tutti il giusto spazio e condurre la storia verso orizzonti non proprio originali, certo, ma lì dove tutti ci aspettavamo che si arrivasse. E lo speravamo, forse.

Ad una costruzione pressoché impeccabile, capace di creare un connubio perfetto tra fantascienza pura e thriller, si aggiunge una componente estetica sublime avvalorata da una regia impeccabile. Lo stile di Villeneuve è asciutto, tanto classico quanto ricco di virtuosismi, capace di rendere ogni singola inquadratura simile ad un dipinto in cui non può bastare una sola visione per poter cogliere l’assoluta magnificenza insita in ogni fotogramma. A ciò si aggiungono tante sequenze emozionanti, concettualmente e visivamente incantevoli, tra le quali ci è impossibile non menzionare il delicatissimo amplesso tra l’Agente K, la prostituta Mariette (Mackenzie Davis) e l’ologramma Joi (Ana de Armas).
Tante altre cose potrebbero essere dette in riferimento ad un film come questo. Un film difficile, audace, filosofico e complesso. Impossibile riuscire ad esprimere, in poche righe e a seguito di una sola visione, l’intera essenza che risiede dietro a Blade Runner 2049.

Un film assolutamente imprescindibile!

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