Viva la radio perché arriva dalla gente

06/10/2017   22:30

Lo sapevi che il famoso “uccellino della radio” non era una canzone ma un semplice segnale tecnico che indicava il passaggio da una frequenza all’altra?
Il 6 ottobre del 1924 nasceva la prima trasmissione radiofonica italiana.
Alle 21.00, la voce dell’annunciatrice Ines Viviani Donarelli, in diretta dallo studio di Palazzo Corrodi a Roma, lesse per tutti gli ascoltatori queste parole: «URI (Unione Radiofonica Italiana). 1-RO: stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana, per il servizio delle radio audizioni circolari, il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto ‘Opera 7’, I e II tempo».
Perciò le trasmissioni iniziano con un concerto, di un’ora e mezzo. Ines era una musicista e la moglie del direttore artistico dell’Unione Radiofonica Italiana, divenuta poi parte della RAI.
Una trasmissione riservata a pochi, vista la scarsità di ripetitori e di apparecchi radiofonici nelle case degli italiani. Ma due anni dopo, nel 1926, ci fu un grande salto in avanti: stazioni radiofoniche furono aperte a Milano e Roma e nel 1935 la radio poteva essere ascoltata da 500 mila persone.
Le voci della storia italiana, dal fascismo a oggi, passano dalla radio. Longeva e intramontabile, analogica o digitale, in streaming o a galena che sia, la radio non muore mai e noi oggi ne festeggiamo il suo 93° compleanno nazionale: viva la radio!
 



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