La vecchiaia una questione sociale

08/10/2017   22:00

Il gruppo scultoreo "Enea, Anchise ed Ascanio“ del 1618, opera di Gian Lorenzo Bernini, rappresenta la fuga dalla città di Troia in fiamme. Enea, vigoroso e determinato, porta il padre Anchise sulle spalle mentre il piccolo Ascanio lo segue. Sono rappresentate le tre età dell'uomo attraverso la trattazione straordinaria del marmo che diventa pelle turgida e muscolatura possente in Enea, volto raggrinzito e spento in Anchise, incarnato vellutato e morbido nel bambino.
Il passato, il presente ed il futuro coesistono e trasmettono le simbologie della vita. Enea rappresenta il presente nell’evidente azione di emergenza, nella necessità di agire con energia che si evidenzia nella tensione dei tendini, nella pelle tesa sotto la fascia dei muscoli, nella torsione del ginocchio piegato per lo sforzo cui è sottoposto; il piccolo Ascanio, riccioluto e paffuto, porta la fiamma eterna di Vesta, ignaro di essere destinato a dare origine ad una nobile famiglia, la "gens julia"; Anchise, preoccupato e stanco, in bilico sulle spalle del figlio, è portatore della storia e delle tradizioni: custodisce le ossa degli avi e le statuette dei "penati", protettori della famiglia. Dunque il vecchio, portato sulle spalle come fosse un trofeo, anche se debole e fragile, assume un valore simbolico universale di detentore della conoscenza, di saggio, di progenitore della stirpe che verrà dopo di lui.
Di quell'antico valore, nel civilissimo Occidente odierno non c'è più traccia.


La nostra società, tutta centrata sull'efficientismo, non è più in grado di tenere conto del valore dell'esperienza. L'anziano, emarginato dal tessuto sociale, è visto come fonte di problemi e responsabile di elevati costi sanitari ed assistenziali. Di conseguenza l'anziano si sente inutile e di peso e sprofonda nell'infelicità in attesa della fine, anelata come liberazione. Possibile che tutto debba essere commisurato ai costi, alla capacità produttiva, al mito della giovinezza? Vecchi diventeremo tutti e non sappiamo, nonostante i progressi della medicina, se ci manterremo in buona salute fisica e se conserveremo la nostra lucidità mentale. Ma se già da ora noi tutti dobbiamo pensare che saremo considerati sanguisughe della società, allora la vecchiaia fa veramente paura!
Una società che non sa prendersi cura dei più deboli ed indifesi, di quegli stessi che hanno rappresentato al loro tempo efficienza ed energia a sostegno della comunità, è cieca ed indegna di essere classificata civile. Una Cultura che abbia come unico referente l'Uomo nella sua interezza, sicurezza, libertà, dignità al di là dell'età e della condizione sociale è solo utopia o possiamo credere che la fiamma del piccolo Ascanio possa divenire simbolo di una Nuova Civiltà?
 

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