Stai qui con me: dalla finzione letteraria l'invito a non voltare le spalle nei casi di violenza sulle donne

25/11/2017   21:30

Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, tematica resa importante dall’aumentare dei casi di femminicidio. La violenza di genere è trattata spesso magistralmente anche in molte opere letterarie, in film, in serie tv. A tal proposito possiamo illustrare come questo importante argomento sia stato trattato in Stai qui con me, uno dei romanzi di Jennifer L. Armentrout, autrice che abbiamo incontrato in libreria.
Al liceo, Teresa (la protagonista della storia) aveva un fidanzato che la picchiava lasciandole segni in punti dove nessuno poteva notarli, contando sul silenzio di una giovane troppo spaventata e ingenua per denunciarlo, tra l’indifferenza dei compagni di classe e degli insegnanti. Quando il fratello di Teresa, scoperta la verità, picchierà il fidanzato della giovane finendo nei guai, la ragazza dovrà affrontare un doppio senso di colpa: se solo avesse avuto il coraggio di parlare non avrebbe rovinato anche la vita e la fedina penale di suo fratello Cam. Teresa è però un personaggio molto forte e comprende che l’unico modo per cambiare la situazione è cercare di andare avanti, di non avere più paura, di vincere i traumi e i sensi di colpa. All’università però dovrà dividere la stanza con Debbie e in lei rivedrà se stessa. Infatti anche la sua nuova amica ha un fidanzato violento e Erik sembra riservarle gli stessi trattamenti che Jeremy metteva in pratica su Teresa. Lividi in parti del corpo non visibili, atteggiamenti violenti anche in pubblico.


Questa volta però Teresa decide di non tacere, di affrontare Erik, di aprire gli occhi a Debbie, di spingere la sua amica a lasciare il fidanzato. Però l’uomo violento difficilmente accetta che la sua vittima possa abbandonarlo e Debbie pagherà con la vita la decisione di abbandonare Erik. Difficilmente l’uomo che picchia una donna o la uccide si assume le proprie responsabilità per la violenza o l’omicidio che commette: la colpa della morte di Debbie infatti Erik l’attribuisce a Teresa. Se solo lei non avesse messo nella testa della sua fidanzata tutte quelle idee strane, Debbie non l’avrebbe abbandonato e lui non sarebbe stato costretto ad ucciderla. La violenza di Erik si abbatte anche su Teresa che rischierà a sua volta la vita. La Armentrout ha saputo delineare alla perfezione le dinamiche di una relazione violenta il cui esito purtroppo è stato tragico. Quello che succede a Debbie nella finzione accade a tantissime donne e il personaggio di Teresa dovrebbe essere per noi un esempio. Se notiamo che una nostra amica, una compagna o una vicina è vittima di violenze, non dobbiamo girare la testa dall’altra parte. Le donne che subiscono violenza non devono essere lasciate sole né dalle istituzioni né da tutti noi. Solo in questo modo molte vittime troveranno la forza di denunciare i loro carnefici e coloro che hanno avuto il coraggio di parlare non rischieranno la vita per questo loro atto coraggioso. 

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Silvia Bucchi