W il lupo

09/01/2018   19:05

Anche se nelle fiabe tradizionali siamo stati abituati fin da piccoli ad associare al lupo il ruolo dell'antagonista cattivo, senza scrupoli e raccontafrottole, chi ha avuto la fortuna di vederne un esemplare dal vivo sarà rimasto incantato dalla sua bellezza affascinante. Il cinema lo ha celebrato come una creatura magica e forte, dal film "Dracula" di Coppola in cui la protagonista affonda la sua mano in quel manto folto e soffice come una nuvola fino ai più incredibili trasformazioni di "Wolf" in cui, bagnato dalla luce di luna piena regala a chi è stato morso, la trasfomazione in belva che corre selvaggia a farsi giustizia.

Sono in molti ad amare il lupo se parte del dna di un più docile cane da compagnia. La notizia importante è che nel Parco dei Castelli Romani vivono anche i lupi. L’ennesima conferma della loro presenza arriva dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, che l'ha certificata partendo da un gravissimo episodio di spietata violenza verso un esemplare, dilaniato ed esposto alle porte del Comune di Rocca Priora qualche tempo fa.

Certo la coabitazione tra uomini e fauna selvatica è, da sempre, fonte di contrasti per varie motivazioni non sempre valide però. La presenza del lupo ai Castelli Romani è una realtà molto rassicurante dal punto di vista dell'equilibrio dell'ecosistema. Ancora non si è in grado di definire con esattezza di quanti esemplari si tratti, ma è comunque sicuramente non c’è un disequilibrio fra predatori e prede: i lupi puntano ai cinghiali e sul territorio tale binomio favorisce il contenimento dei cinghiali stessi. Questo dato è molto confortante se si riflette sul pericolo dettato dalla presenza massiccia di cinghiali.


Le ragioni che vengono invocate da chi è titolare di attività economiche minacciate dalla fauna selvatica e pertanto desidererebbe legittimamente di non incorrere in rischi, si devono necessariamente bilanciare con la fondamenta necessità di tutelare il delicato equilibrio naturale, che è alla base della nostre stesse esistenze, e che prevede non solo la presenza ma anche la salvaguardia di animali selvatici. Inoltre sono previsti validi strumenti di tutela per chi subisse danni derivanti da fauna selvatica. Esistono infatti gli indennizzi pubblici e l’Ente Parco ha ricevuto l’ultima richiesta di indennizzo di danni ad un gregge cinque anni fa, richiesta cui è stato dato riscontro positivo entro 90 giorni. Quindi si tratta di casi davvero rari.


“Indennizzi per danni accertati per chi svolge il lavoro di pastore a norma di legge, misure di contenimento, – commenta il presidente del Parco, Sandro Caracci – azioni di buon senso che i privati possono attivare autonomamente per prevenire le incursioni degli animali sui propri terreni, come recinti adeguati per gli agricoltori; ancora, sostegno economico per aiutare i pastori ad allestire strutture ‘a misura di lupo’. Gli strumenti ci sono, e sono utilizzati da chi è in regola con le norme che disciplinano le attività agricole e di allevamento. Diverso è il discorso per chi soffia sul fuoco partendo da una situazione non lecita, come i bracconieri che hanno tutto l’interesse a che il lupo non infastidisca i cinghiali o quanti esercitano abusivamente il pascolo e che non possono, chiaramente, accedere agli indennizzi”. Per fortuna i Castelli Romani sono densamente abitati e vissuti, questo è un ottimo risultato, un positivo indicatore di biodiversità che fa tirare un sospiro di sollievo a tutti, bisogna riflettere sulla forza della natura che, nonostante le aggressioni all'habitat inferte dall'uomo, trova i suoi spazi e impara ad adattarsi anche in contesti in cui è oggettivamente difficile farlo: strade che tagliano le aree verdi, città che si espandono in maniera diffusa ben oltre gli antichi confini, rumori, luci. 

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