Asl di Ciampino: dove l'assurdo supera l'immaginazione

11/01/2018   19:30

Se già eravate stanchi di quella burocrazia che vi stritola, delle code interminabili agli sportelli, degli impiegati assenti, di quelli "dormienti"- perché essere svegli, pragmatici e competenti nella pubblica amministrazione italiana è, si sa, un optional - indignatevi per la storia che vi stiamo raccontando; ciò che succede alla Asl di Ciampino supera talmente i confini dell'assurdo, da farvi dimenticare ogni vicissitudine burocratica passata, ogni intoppo, ogni snervante fila allo sportello, ogni disperato pellegrinaggio verso un addetto intelligente e informato, colui che, sfiniti dalla vostra corsa a ostacoli, avrete interrogato come l'oracolo.
Perché presso gli uffici di via Calò accadono cose che voi umani utenti non potete nemmeno immaginare. Qui l'assurdo supera l'immaginazione.
È un giorno feriale qualsiasi. Una cittadina privata ha bisogno di presentare alla ASL una domanda per ricevere una carrozzina elettrica per disabili.

Trovato il recapito telefonico su internet, chiama il centralino dell'azienda sanitaria locale allo scopo di informarsi sugli orari d'apertura dell'ufficio competente. La "protesica" - questo è il settore con cui ha bisogno di parlare -, dopo un tour telefonico che tocca diversi numeri interni della ASL, finalmente le risponde. Ma sono trascorsi 3 giorni. Le comunicano di essere aperti il martedi e il giovedì, dalle 8.30 alle 12.30, così la signora si organizza per trovare uno spazio libero fra molti altri impegni.
Sottolineiamo che la protesica non è mai aperta di pomeriggio, tanto per scontentare le esigenze di quegli utenti che di mattina lavorano.
Giunta in macchina alla ASL di Ciampino da un comune limitrofo, parcheggia e si reca all'ingresso di via Calò. Sul portone un biglietto avverte: "si avvisano gli utenti che la protesica è aperta dalle 8.30 alle 12.30. I numeri (d'attesa, ndr) sono 20". Sono le 11, perciò la signora pensa di fare in tempo, ma, giunta al terzo piano, dove si trova l'ufficio, iniziano le sue peripezie.


Nella sala d'attesa ci sono 4 erogatori di numeretto, ognuno di un colore diverso in base al servizio richiesto. La protesica ha il blu, ma i numeretti sono terminati. Chiede aiuto, protesta per non essere stata bene informata al telefono, si appella alla cortesia di qualche addetto, spiegando che ha viaggiato per arrivare lì, ma non c'è nulla da fare.
Arrabbiata, se ne torna a casa per riprovarci al prossimo turno, quando alle 8.00 è già davanti al portone chiuso della ASL, per classificarsi tra i primi 20 fortunati possessori del numeretto blu. Al 3° piano il tempo d'attesa è di circa 3 ore. Seduta in sala, nel frattempo vede arrivare molta gente. Già verso le 10 molte persone hanno raggiunto le macchinetta rossa, gialla, verde o blu come fossero alla Mecca e pronunciato tutte la stessa identica frase, come se l'avessero estratta dallo stesso copione: "ma il numeretto non c'è?". E la risposta degli impiegati è: "no, non c'è: dovrà tornare la prossima volta".
Ma la signora che possiede il biglietto, aspetta il suo momento, che finalmente arriva: 3 ore d'attesa, due viaggi di andata e ritorno per Ciampino, per essere ricevuta da un addetto che ritira la documentazione e liquida la signora dopo qualche secondo. La signora è sveglia: aveva già con sé tutta la documentazione da consegnare: il secondo pellegrinaggio alla Mecca sanitaria ciampinese (il primo è quello devi intraprendere per avere la Rivelazione: "senza il numeretto non puoi entrare"), consiste infatti nel tempo dell'attesa. di un modulo di autorizzazione al trattamento dei dati personali e dell'elenco dei documenti da consegnare (quelli che la nostra signora aveva già portato con sé), ovviamente, la prossima volta: al passaggio numero 3. Chi è fortunato quindi può avanzare verso il turno successivo, il 4 ed ultimo, quando è la protesica a consegnare all'utente dei codici numerici da consegnare all'officina sanitaria che rilascia l'ausilio. Ma ogni odissea burocratica che si rispetti deve avere i suoi colpi di scena proprio sul finale, quando per ritirare i codici numerici la nostra signora arriva alla ASL alle 8.30, spaccando il secondo. Dal suo viaggio precedente aveva appreso che questa volta il colore del suo biglietto sarebbe cambiato, da blu (domande) al verde (preventivi).


Lei allora si procura un B 51 di un bel verde pisello e attende sapientemente il suo turno al terzo piano.


Ovviamente, la processione verso gli erogatori colorati che non hanno più prenotazioni disponibili si ripete sotto i suoi occhi, così come si sente pronunciare da ogni utente giunto davanti alla macchinetta la frase rituale: " ma il numeretto non c'è?", ed anche la risposta: "no, deve tornare la prossima volta".
La signora rivive nell'esperienza dei novizi della protesica la propria esperienza, così non si accorge che sono trascorse già 2 ore e un quarto e nessun numeretto verde è stato ancora chiamato. Alle persone in attesa, chiede quante di loro abbiano il biglietto verde. Le rispondono in 2: gli altri 7 numeretti sono avanzati. Attende ancora, lei è la terza, ma finalmente il primo utente viene chiamato. Trascorre un'ora ma dalla stanza del verde quel signore ancora non esce. Nel frattempo, arriva altra gente, che non trovando più il numeretto corrispondente al proprio servizio, afferra il primo che gli capita di un altro colore, pur di potersi garantire almeno l'accesso al corridoio e alle stanze della protesica, dopo esser stata avvertita dagli altri utenti, per la serie " ma 'ndo vai se il biglietto colorato non ce l'hai".


Così subentra il caos e chi è senza biglietto entra lo stesso. Perciò chi ha il B50 (precede la signora), decide di entrare di entrare nella protesica per capire cosa succede. Dopo circa 20 minuti esce commentando: "ho fatto una fila di 3 ore per prendere un foglio!". E alla signora che le chiede informazioni risponde: "hanno detto che i verdi, li chiamano loro". Nel frattempo l'impiegata del blu e l'impiegato del giallo continuano il loro andirivieni con la sala d'attesa chiamando gli utenti del proprio colore, finché le sedie si svuotano. La gente va via. La signora, notando che sono rimasti soltanto in tre ad aspettare, decide di entrare. Nel corridoio c'è poca gente. L'ufficio del verde è occupato: l'impiegata sta parlando con una donna che non aveva ritirato il biglietto verde. Così aspetta pazientemente sulla porta, sopportando chi non ha rispettato la fila, ma quella signora dentro la stanza la tira per le lunghe. Allora l'utente chiede all'impiegato del giallo che è lì, quanto ancora dovrà attendere e, soprattutto, dove e chi. L'addetto le fa notare che le sue colleghe sono occupate. La signora in attesa sulla porta del verde, allora gli mostra il suo numeretto, ma l'impiegato le dice che la stanza dove deve entrare non è quella davanti alla quale lei aspetta bensì quella a cui dà le spalle.
Allora la signora si volta e legge "protesica" su un cartello di colore rosso.
Si vede che siamo tutti daltonici, tranne alla ASL di Ciampino: occorre avere una pazienza infinita e molto autocontrollo per riuscire a reagire ironicamente così, proprio perché l'attesa di questa donna non è ancora finita: anche la stanza rossa è occupata, da una di quelle persone che aveva pescato il numeretto verde per caso dall'erogatore. È chissà quanti altri colori le sono passati già davanti e lei, in coda dalla prima mattina, neanche lo sa.
Dopo un po', finalmente, l'impiegata del rosso si libera. La signora allora vorrebbe entrare, ma l'addetta le risponde di rivolgersi alla collega del verde, che non si vede nella stanza di fronte ma insieme al collega del giallo ad occuparsi del problema di una signora che aveva pescato il ventesimo numero blu.
Quando finalmente tutti gli utenti vanno via, la signora verde B51, può entrare, dire "buongiorno, devo ritirare i codici, sono la signora.", ritirare il suo documento e andare via.
Tutto si svolge nell'arco di un due minuti e poco più, dopo tre giorni di attesa di una risposta telefonica e altre tre mattinate sprecate soltanto per. vederne di tutti i colori. 

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