Il Congo e la guerra infinita (parte prima)

24/02/2018   15:43

Per il Sud Sudan e per il Congo, la giornata di preghiera interreligiosa voluta da Papa Francesco il 23 febbraio, è stato l’unico gesto d’importanza mondiale a riportare l’attenzione su conflitti mai terminati: parliamo del Congo.
La storia del Congo è fatta di violenza e di sfruttamento: «in Congo, si narra con amarezza, che nella creazione del mondo Dio girava con un vassoio contenente minerali di ogni tipo e ne distribuiva un po’ ad ogni paese: un po’ di diamanti a questo, un po’ di ferro a quest’altro, un po’ di rame a quest’altro ancora e così via; arrivato sopra il Congo, il vassoio si rovesciò e fu così che il territorio congolese si ritrovò con tutte le ricchezze possibili e immaginabili» (Jean Leonard Touadi). Questi minerali di cui parla la leggenda sono stati fondamentali per lo sviluppo industriale dell’Europa. Non è infatti possibile immaginare un balzo economico di questa portata senza considerare che gli europei ricorsero alle materie prime provenienti dall’Africa e dall’America Latina, ma soprattutto dal Congo che, da solo, ha generato la ricchezza del Belgio. Il territorio congolese è talmente ricco di risorse minerarie da essere stato definito uno “scandalo geologico”. Tuttavia, proprio ciò che avrebbe potuto rappresentare un’enorme possibilità di sviluppo, per questo paese africano si è rivelato una trappola mortale. La Repubblica Democratica del Congo, grande otto volte l’Italia e con uno dei tassi di natalità più alti dell’Africa, oggi vive in una situazione di insicurezza generalizzata, nella carenza di infrastrutture, sotto il ricatto della violenza e della corruzione.

La realtà congolese è lacerata da anni di guerre, invasioni, sfruttamento e di povertà, eppure, la foresta equatoriale che si estende intorno al fiume Congo, seconda per grandezza solo a quella Amazzonica, custodisce circa il 35% del patrimonio di biodiversità del pianeta. Oltre alle ricchissime miniere d’oro, di diamanti, di zinco, di stagno, di cobalto, in Congo si trovano giacimenti di coltan, una lega usata nell’industria aerospaziale, in quella informatica e per fabbricare i telefoni cellulari. Dalla Conferenza di Berlino del 1885, che sancì la spartizione dell’Africa, fino all’indipendenza del Paese nel 1960, Leopoldo II, re del Belgio, attuò una politica di intenso sfruttamento che causò 9 milioni di morti. Ma la nazione non tornò ad essere libera e unita, anzi, furono i paesi occidentali a incidere mortalmente nella guerra tra le diverse fazioni politiche, nate subito dopo l’indipendenza in un clima di forte instabilità. Né Europa né America vollero la pace per i congolesi. Era in atto lo scontro tra le parti politiche: tra il neopresidente Joseph kasa-Vubu e il primo ministro Patrice Lumumba, sa un versante, tra i vari gruppi secessionisti al livello provinciale - guerriglieri armati -  sull’altro.


Il resto del mondo, anziché portare la pace, si divise: il blocco occidentale, capitanato dagli U.S.A., appoggiò il governo centrale di Leopoldville spalleggiato da Kasa-Vubu e dal suo successore, il generale Mobutu, il blocco orientale, capitanato dall’ex Unione Sovietica, invece, sostenne Lumumba e, dopo di lui, Gizenga che tentò di instaurare un governo parallelo a Stanleyville. Il Belgio sostenne i secessionisti delle province del Sud Kasai e del Katanga, inviando armi e assoldando mercenari provenienti dall’Europa. L’ONU inviò una missione di pace in aiuto del governo centrale ma fu inutile. Nel 1961 le speranze dei congolesi, che credevano di aver trovato in Lumumba, eletto presidente, il nuovo messia che li avrebbe riscattati, furono infrante dal suo assassinio, avvenuto il 17 gennaio di quell’anno. Nei trent’anni di dittatura che seguirono, il colonnello Mubutu gestì le ricchezze del Paese come fossero suoi beni personali, nell’indifferenza della comunità internazionali. Con lui al potere, le poche infrastrutture costruite dai belgi (scuole, ospedali, università) andarono disperse. Dalla fine degli anni novanta il Congo è stato insanguinato da due guerre civili. (continua)

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Giuseppina Brandonisio