Per i rifiuti e il cemento a danno della salute e del paesaggio. E il sindaco di Pomezia tace

01/03/2018   11:47

Continua il contenzioso tra la società Cogea S.r.l. e l’associazione Latium Vetus. La prima si è rivolta al TAR del Lazio per chiedere l’annullamento del Decreto di vincolo paesaggistico emesso dal Ministero dei beni e delle attività culturali per tutelare e favorire le risorse culturali, architettoniche, paesaggistiche e turistiche di Ardea e Pomezia. Si tratta di una tutela speciale emanata perché le tenute storiche di Torre Maggiore, Valle Caia e altre della provincia romana sono state dichiarate «di notevole interesse pubblico».
Il vincolo paesaggistico, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 novembre scorso, è ormai entrato in vigore, ma l’azienda per lo smaltimento dei rifiuti non accetta la situazione e ricorre perché, a suo dire, tale vincolo «distrugge posti di lavoro». Lo scorso ottobre la Regione Lazio aveva dato l’ok alla costruzione di un impianto per il trattamento dei rifiuti a Torre Maggiore, ma i comitati cittadini e l’associazione Latium Vetus ricorsero contro la  sua costruzione ed ebbero ragione.
Oggi il caso si riapre: la Cogea e Latium Vetus sono ai ferri corti. L’associazione ribadisce: «il vincolo paesaggistico di Ardea e Pomezia è stato attaccato in sede di tribunale amministrativo. Ma dopo aver esaminato la questione con i nostri tecnici, abbiamo incaricato i nostri avvocati di costituirsi in giudizio a tutela del vincolo, che difenderemo con le unghie e con i denti! Tale provvedimento è stato emesso dal Mibact e deve essere inteso come un riconoscimento per il territorio di Pomezia e Ardea che, nonostante l’indiscriminato consumo di suolo dei decenni scorsi, presenta ancora caratteristiche di grande pregio al livello nazionale».
Cittadini e associazione culturale si sentono traditi anche dal Sindaco, Fabio Fucci, il quale lo scorso 4 dicembre annunciò di voler valutare anch’egli l’idea del ricorso amministrativo contro il vincolo per tutelare i posti di lavoro, per poi ritirarsi nel silenzio assoluto.
Progresso o tutela? Questa è la domanda che si pongono i cittadini, che oggi si paragonano ai tarantini e il caso ILVA. Latium Vetus ricorda che «lo sviluppo e il lavoro servono a tutti, ma vanno portati avanti secondo un criterio di sostenibilità, in modo che tra 20 anni avremo ancora qualcosa da mostrare ai nostri figli e nipoti!».
La proposta di Latium Vetus è la seguente: «i capannoni industriali, proprio a volerli fare, si possono delocalizzare, anche se andrebbe considerato che il territorio periferico di Pomezia è stato riempito di capannoni nell’ultimo decennio: hanno prodotto ricchezza o effetti negativi?».
Pomezia ha inviato ai consiglieri comunali un appello a schierarsi per la salute e la tutela del territorio e  dei suoi beni paesaggistici, affinché «i politici decidano da che parte stare: o contro i cittadini – se continuate a nascondervi dietro lo specchietto delle allodole del lavoro – oppure a favore – iniziando a trattare tematiche come la tutela del territorio, e quindi il rispetto dell’ambiente in cui tutti noi viviamo, in maniera seria».