Mission de Vie: contro ogni schiavitù per la pace e il riscatto dell’uomo

07/12/2018   16:58

Il Vangelo che si fa pane di vita, il dettato della solidarietà fraterna di quanti, nello spirito cristiano, hanno donato e condiviso il pane con i fratelli più poveri della mensa della parrocchia di San Crisogono a Roma, il sabato del 24 novembre, in chiusura della Settimana Mondiale del Povero istituita da Papa Francesco dal 2018.
Poi l’incontro spirituale con Dio, nella messa solenne celebrata dal patriarca libanese Béchara Boutros Raï, eccezionalmente a Roma, all’interno della Basilica del Pontificio Collegio Maronita. Qui, insieme alla comunità libanese della capitale e a tutti i fedeli presenti, i vescovi della congregazione di San Marone - giunti da ogni parte del mondo per un incontro ufficiale col Pontefice in occasione del 75° anno della liberazione del Libano - si sono riuniti in un unico grande abbraccio, capace d’abbattere ogni differenza linguistica, culturale, liturgica, quando Béchara Boutros Raï ha ripetuto quel gesto di Gesù nell’Ultima Cena.
Cristiani di lingua francese, americana, araba, italiana, alcuni cattolici, la maggioranza maroniti, assorti nel silenzio della preghiera contemplativa di Dio, hanno ascoltato le letture tratte dalla Bibbia - declamate in arabo come i canti di lode - poi le preghiere in aramaico dalla voce di Raï. Chi ha potuto, ha recitato il Padre Nostro ad alta voce, nella propria lingua, gli altri l’hanno proclamato nel silenzio del proprio cuore, unendosi ai fratelli libanesi nello stesso gesto del sollevare le mani verso il cielo, come Gesù aveva insegnato ai suoi discepoli.
Due sacerdoti hanno preso le ostie e il calice dal tabernacolo posto sul lato sinistro delle due file di banchi della chiesa e li hanno portati d’innanzi all’altare.


Sul soffitto, i mosaici della Trinità e di Maria a tracciare il cammino ideale che ogni cristiano compie, dal suo ingresso nella Chiesa di Dio fino all’incontro con Gesù. Queste immagini sacre, dall’alto, hanno segnato per un tratto la breve processione eucaristica finché, in quel silenzio dell’assemblea assorta, un unico suono si è fatto vivo, eloquente e forte: quel gesto dello spezzare il pane per tutti, consegnato dal Figlio di Dio ai suoi discepoli, quando il patriarca, con le spalle rivolte ai fedeli, si è inchinato davanti all’ara liturgica della chiesa dedicata a San Marone Martire e ha spezzato l’ostia davanti ai microfoni.
Un lungo segno di pace è passato dai sacerdoti che hanno attraversato le navate della chiesa porgendo le mani chiuse ai fedeli seduti nel lato interno di ogni fila di banchi e così hanno fatto tutti partecipanti alla messa, trasferendo dalle mani dei celebranti, alle proprie, a quelle del fratello seduto accanto, il segno della pace, secondo il rito cristiano maronita. Poi, maroniti e non, si sono stretti la mano scambiandosi un segno di pace secondo la tradizione cattolica, per unirsi ancora una volta esprimendo il senso profondo di una fraternità che non conosce ostacoli o differenze culturali.
Tra i partecipanti alla celebrazione, i volontari di Mission de Vie, associazione internazionale giunta in Italia nel 2003 che, proprio quella sera del 24 novembre, inaugurava il proprio servizio presso la mensa del povero della parrocchia trasteverina di San Crisogono, grazie ad al gemellaggio stretto con i Padri Trinitari di Roma.
L’incontro tra i volontari di Mission de Vie e il patriarca libanese, invece, è stato del tutto casuale: senza averlo preventivato, organizzato, senza seguire alcun protocollo, i cristiani laici di Mission de Vie, dopo aver servito alla mensa dei poveri della basilica di San Crisogono, si sono recati al collegio maronita. Béchara Boutros Raï non li attendeva ma, al termine della messa, li ha chiamati a sé presso l’altare, li ha benedetti con la croce a forma di cedro (simbolo della religione cristiana in Libano)e ha offerto loro parole di ringraziamento per il loro operato.



Ad incontrare il patriarca per qualche minuto è stato Don Jean Paul, da poco nominato cappellano della sezione italiana di Mission de Vie, nata nella parrocchia di San Francesco di Cisterna di Latina nel 2003, grazie alla generosità degli stessi volontari (alcuni dei quali hanno donato alla missione proprietà terriere) e al riconoscimento ufficiale del Vescovo, Mons. Mariano Crociata.
La Mission de Vie (“Missione di Vita”) è quella autentica di persone cattoliche o maronite che dedicano sé stessi agli altri, e questi volontari, che hanno cominciato dalla condivisione del pane servendo i più poveri, hanno voluto incontrare il patriarca libanese per dare più forza e significato alla loro preghiera di pace e di fratellanza tra i popoli. E così, spontaneamente, Béchara Boutros Raï ha benedetto il loro cammino missionario, ringraziandoli ed incitando queste persone comuni a lavorare con dedizione alla cura dei più bisognosi. I volontari di Mission de Vie, infatti, ogni giorno si fanno carico carico dei drammi personali e delle storie di vita più difficili, offrendo sostegno materiale e morale a molte persone che la vita ha schiacciato, ma senza guardare alla nazionalità o al credo religioso.
La fraternità dei Laici Trinitari si riunisce la terza settimana del mese a Cori. Durante questi incontri intervengono anche un padre spirituale e almeno una suora, per pregare insieme e parlare dei progetti della missione che portano avanti: liberare l’uomo dalle schiavitù come la povertà, le ingiustizie sociali e le violenze. La missione sorge su un terreno ai piedi della Madonna del Soccorso di Cori. Una proprietà che è stata donata dalla presidente (una donna di origine libanese) della sede italiana di Mission de Vie, dove presto sorgerà una struttura che ospiterà bambini e anziani di qualunque nazionalità o confessione religiosa.

Mission de Vie porta avanti un messaggio di pace, di speranza e di solidarietà che si esprime ogni giorno, non soltanto in occasioni speciali come questa della Settimana Mondiale del Povero. È un dono d’amore silenzioso, discreto ma concreto, intento a superare le disuguaglianze e le ingiustizie tra tutti gli uomini, allo scopo di promuovere una vita più vera, che è “cristiana” nella sostanza, quanto quel Dio che si manifesta: nasce, vive, cura, guarisce, predica l’amore per il prossimo e ci sprona ogni giorno a seguire vie autentiche di verità, gioia e libertà, rivolgendosi a tutti in nome dell’Amore più grande, modello di vita ricercato dunque dai cristiani e da tutti gli uomini capaci di vivere secondo i valori più alti della solidarietà e della fraternità.
 

.