Il Papa e la promozione di una politica di pace e di civiltà

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29/03/2019   18:57

Fra le tante congetture che circolano in questi giorni sui media dopo il suo incontro con Virginia Raggi e a proposito del video virale in cui si vede Papa Francesco che rifiuta di farsi baciare la mano dai fedeli di Loreto (per questioni igieniche e di salvaguardia della loro salute), ci sono alcune verità: la semplicità di un Papa capace di seguire e testimoniare il Vangelo mettendosi sullo stesso piano dei suoi fratelli senza sentirsi un leader ("Non chiamate nessuno padre perché uno solo è il Padre vostro che è nei cieli" - Mt 23,9; perfino Gesù, che è Dio incarnato, per sottolineare la sua condizione di Figlio, mettendosi al pari degli uomini, che lui chiamò "fratelli", a chi lo incontrava e lo riconosceva come uomo puro e senza peccato, rispondeva: "perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo" - Mc 10,18; è anche scritto nel Vangelo che quando Gesù nominò Pietro primo Papa non gli conferì il potere di un capo politico ma la responsabilità di una guida capace d'essere strumento di Dio al servizio del suo popolo, in nome di un amore infinito, dicendogli: "conferma i tuoi fratelli". Ma oggi, se Bergoglio, successore di Pietro, incarna il Vangelo rifiutando il cerimoniale del bacio dell'anello, lo fa per un motivo in più che non risiede soltanto nella sua umiltà e semplicità di uomo in mezzo agli uomini: ogni volta che un Papa muore, il suo anello viene fuso per non essere più utilizzato, ma il Papa Emerito Benedetto XVI è ancora in vita, Papa Francesco salito al soglio pontificio, pur essendo attivo, vive a Santa Marta (non in San Pietro) e rifiuta il bacio dell'anello (ne ha avuto uno nuovo, che non è derivato dalla fusione dell'anello di Ratzinger), ci permettiamo di sottolinearlo, per questioni di sensibilità personale, per non darsi delle aree di regalità, per rispetto del suo predecessore, perché, come faceva Gesù, Papa Francesco vuole abbracciare la gente.
Mai come in questo periodo della storia il mondo ha bisogno di convertirsi al Bene e di imparare la lezione dei Papi (l'umiltà da Francesco, il senso della responsabilità da Benedetto XVI): a cominciare dai politici, come Virginia Raggi - alla quale il Papa, ricevuto in Campidoglio, ha lanciato il monito: "Roma è una città multiculturale, aperta e solisolidale: sia all'altezza della sua storia!" - oppure come Matteo Salvini - che il Papa si è rifiutato di ricevere in udienza privata a causa della sua politica d'intolleranza a tutto spiano contro i migranti...
Oggi che perfino la politica vaticana è stata capace di mandare segnali forti, dopo l'incontro ad Abu Dabhi (la firma del documento sulla fratellanza interreligiosa, non soltanto ha rimesso la dignità umana  al centro della storia ma, ha restituito ai cristiani dell'Arabia saudita il diritto alla cittadinanza), quello del 14 marzo in Marocco (Papa Francesco incontra Mohammed VI, il sucessore di Maometto, per aprire un dialogo con l'Islam moderato) e l'istituzione dell'obbligo della denuncia penale dei sacerdoti pedofili con la rimozione dai loro incarichi), assistendo contemporaneamente al lento e inesorabile declino istituzionale nostrano, giungono parole esortative e piene d'amore e di saggezza. Azioni concrete che spingono il pontefice ad "andare nel deserto per preparare la via al Signore, raddrizzare i suoi sentieri" (Lc 3,4) per realizzare la pace. Per quel che ci riguarda, le azioni del Papa sono state eloquenti.
Dunque per evitare che il nostro Paese vada a rotoli, non ci resta che affermare: "in God we trust!"... E che Dio ce la mandi buona...


Giuseppina Brandonisio