Teatro a Rocca di Papa: "L'inizio del buio" domenica 4 dicembre 2022
domenica 4 dicembre 2022 ore 18.00
"L'inizio del buio"
di Walter Veltroni
con Sara Valerio e Giancarlo Fares
Teatro Civico di Rocca di Papa Via San Sebastiano, 22 00040 Rocca di Papa Roma
L’inizio del buio è l’incontro di due storie fortemente radicate nella memoria degli italiani che, caso ha voluto, si sono svolte negli stessi giorni: la vicenda di Alfredino Rampi e quella di Roberto Peci. Alfredino Rampi, a sei anni, l’11 giugno del 1981 precipita in un pozzo e i suoi saranno tre lunghi giorni di agonia in diretta tv, prima di morire. In quelle stesse ore Roberto Peci viene sequestrato dalle Br, processato e condannato perché colpevole di essere il fratello del primo pentito brigatista.
Prigionia ed esecuzione sono scrupolosamente documentati, con filmati e fotografie, dai suoi assassini. Non abbiate paura della nostra storia, dei momenti cruciali in cui qualcosa cambia per sempre. Quegli snodi cruciali, analizzati ora, servono per capire cosa ci è successo, oltre i fatti raccontati, come siamo cambiati senza aver potuto cambiare nulla, impotenti come i protagonisti di due eventi tragici e simultanei. Sembrano urlare questo, al Teatro Vittoria, Sara Valerio e Giancarlo Fares con il loro emozionante L’inizio del buio. Per la regia di Peppino Mazzotta, i due attori raccontano con maestria le vicende di Alfredino Rampi e Roberto Peci e quello che accadde in quelle due triste occasioni.
Il bambino caduto e deceduto in un pozzo artesiano a Vermicino, ai confini di Roma, e l’operaio rapito e poi giustiziato, fratello del celebre pentito delle Brigate Rosse Patrizio Peci. Una data in comune, il 10 giugno 1981, due solitudini destinate a non essere più, un Paese che per la prima volta scopre la potenza dei media, delle telecamere, e ne rimane soggiogato per sempre.
La pornografia della tivvù del dolore muoveva i primi passi.
L’opera teatrale, ispirata all’omonimo romanzo di Walter Veltroni e brillantemente adattata per il palcoscenico da Sara Valerio, ricostruisce con sagaci pennellate l’Italia di quegli anni, martoriata dal terrorismo, dalle stragi, piagata dal terremoto irpino e che ora, in quel giorno del giugno 1981, veniva segnata da due vicende lontane e destinate ad essere lo spartiacque di un giornalismo che diventa sciacallo, che avrebbe affilato le sue unghie negli anni a seguire e di un comune sentire che perse per sempre il suo lato ingenuo per lasciarsi trascinare nelle morbosità che vediamo tutt’oggi.
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