Velletri, il giornalista Lirio Abbate svela la mentalità mafiosa di Massimo Carminati

14/11/2017   10:40

L’editorialista dell’Espresso ha dato vita alla presentazione del suo libro su Massimo Carminati al liceo Landi di Velletri. Ne è nato un dibattito stimolante al quale hanno partecipato duecento studenti (alcuni provenienti anche dall’istituto Mancinelli) e i loro insegnanti, per imparare a dire “no” alla criminalità organizzata ma soprattutto per testimoniare come l’indignazione non basti a fermarla, perché occorre non chiudere gli occhi e denunciare: «non si può stare un po’ di qua e un po’ di la rispetto agli episodi di delinquenza che riguardano ogni città. Bisogna decidere da che parte stare. Carminati è una persona che ha fatto del male a tanti, è sempre stato coinvolto in affari criminali poco chiari».
Nell’incontro moderato dal giornalista Rai Ezio Tamilia, l’autore ha sottolineato come sia compito di un giornalista non solo denunciare ma seguire il dovere di non lasciare che certi episodi di criminalità organizzata non siano dimenticati. La critica è rivolta soprattutto a quei cronisti che per paura e minacce spesso rinunciano a far luce sul malaffare che caratterizza la società civile, Per fare ciò Abbate ha raccontato ai ragazzi la propria esperienza di reporter querelato pretestuosamente, poi processato ed ogni volta assolto. “L’uomo nero” oppure “er cecato” come lo conoscevano già negli ambienti malavitosi di “mafia capitale” e nel “mondo di mezzo”, nel libro La lista. Il ricatto alla Repubblica di Massimo Carminati, è descritto esattamente per ciò che è. L’inchiesta di Lirio Abbate è una biografia che racconta in maniera fedele e spietata la realtà: sullo sfondo restano i legami con gli ambienti estremisti e la banda della Magliana e altri crimini collaterali per concentrarsi sul furto di documenti dalla banca del tribunale di Roma nel 1999, coi quali Carminati ha ricattato politici, magistrati e uomini in vista, fino all’arresto nel 2014 e alla condanna definitiva per associazione a delinquere nel 2017. Il libro serve non soltanto a svelare il marcio del personaggio ma anche ad offrire lo spunto per smascherare una certa mentalità complice –  e di qui parte l’ammonimento ai ragazzi a stare dalla parte giusta – delle pubbliche amministrazioni e di certi ambienti politicizzati che hanno definito “er cecato” una specie d’eroe in grado di sfidare la politica e la magistratura.


Combattere contro questa mentalità complice significa per Abbate sviluppare una «coscienza critica che è fondamentale» perché «è quella e soltanto quella che ci spinge a stare dalla parte giusta. Se tutti cominciamo a stare da una determinata parte e ad isolare queste persone, qualcosa può muoversi. Non sarà semplice – ha continuato Lirio Abbate – perché il malaffare non si sconfigge dall’oggi al domani, ma i giornalisti e i cittadini devono mirare sempre verso la giustizia». Un appello questo, che l’autore ha voluto lanciare anche oltre le porte di un liceo, chiaramente, perché per lui anche chi rinuncia a mirare verso la giustizia, per paura o altri condizionamenti non può vivere in pace con sé stesso.
Gli studenti hanno rivolto molte domande all’ospite: gli hanno chiesto come si vive dopo aver subito degli attentati (ricordiamo che Lirio Abbate vive ancora sotto scorta) e qual è il ruolo di chi scrive. Anche nel dibattito che ha chiuso l’incontro il giornalista ha ribadito quanto il ruolo della stampa sia un fondamentale contributo alla conoscenza e alla formazione quindi di una consapevolezza critica, libera da manipolazioni e cattive interpretazioni della realtà.
Nell’incontro, Lirio Abbate ha stimolato la curiosità dei ragazzi. Per la sua mentalità criminale, infatti, nell’aula del liceo Landi, il ritratto di Carminati che è venuto fuori incarna lo stereotipo del mafioso: è stato questo lo stimolo giusto per una riflessione ben più ampia e articolata che non vuole di certo fermarsi  al rendiconto sulle azioni criminali del singolo, ma vuole spostarsi anche un po’ più in là e guardare alle tematiche di una realtà sociale complessa che deve fare ogni giorno i conti con la delinquenza e il malcostume.  

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Giuseppina Brandonisio