Ricordando Luigi Magni. Lucia Mirisola alla ricerca degli abiti originali

04/04/2018   13:27

Prosegue il progetto del circolo artistico La Pallade Veliterna sulla valorizzazione e la divulgazione dell'opera di Luigi Magni mirato alla costituzione presso il Polo Espositivo Juana Romani di una mostra permanente sulla carriera del grande autore romano

ED ORA ALLA RICERCA DEGLI ABITI DI SCENA DISEGNATI DA LUCIA MIRISOLA PER LE OPERE DEL MARITO LUIGI MAGNI

Dopo l'intitolazione del Viale della Villa Ginnetti al maestro romano e la piantumazione di una camelia dedicata a sua moglie Lucia Mirisola, via ad un'altra fase del progetto "Magni" che "La Pallade Veliterna" porta avanti dal mese di Settembre del 2017,quella della ricerca dei costumi disegnati da Lucia per la costituzione di una grande mostra permanente che possa rendere fruibile la grande carriera di una coppia di spettacolo senza dar spettacolo.

Dopo l'inaugurazione della mostra Gigi Magni filmografia di un regista parte un'altra fase del progetto "Magni" quella dedicata all'opera di sua moglie Lucia Mirisola attraverso la ricerca nei magazzini delle varie costumerie degli originali dei film per realizzare un catalogo fotografico e allestire una mostra permanente presso il Polo Espositivo Juana Romani. Operazione che verra'condotta in collaborazione con l'Associazione Clik di Paolo Pace. Lucia Mirisola Dopo aver iniziato la sua carriera nel 1955, nel 1960 fu assistente scenografa e costumista nel capolavoro La dolce vita di Federico Fellini.In quasi cinquant'anni di attività, ha curato le scenografie della maggior parte dei film del marito Luigi Magni, tra i quali La carbonara, Arrivano i bersaglieri e La Tosca, ricevendo il Nastro d'argento alla migliore scenografia per In nome del Papa Re e quello per i migliori costumi per 'o Re, quest'ultimo premiato per lo stesso motivo anche con il David di Donatello così come In nome del popolo sovrano.Nella mostra Gigi Magni filmografia di un regista sono esposti i primi sei abiti originali di cui quattro rintracciati nella collezione Costumi d’Arte Peruzzi e sono quelli indossati da Lucrezia Lante Della Rovere nella Carbonara, da Nino Manfredi ne La Notte di Pasquino, da Alberto Sordi ne In nome del popolo sovrano e Franco Nero ne il Generale. La Costumi d'Arte Peruzzi nacque con altra denominazione, nel 1815 circa, dall’iniziativa di Angelo Pignotti, vecchio soldato Napoleonico, che iniziò a Firenze una sua piccola attività di antiquariato minore.Fra le sue mercanzie aveva abiti della fine del seicento e ancor più del settecento che pur non essendo, oggetti di vero antiquariato, con il radicale mutare delle fogge del vestire, soprattutto dopo la Rivoluzione Francese, avevano assunto un interesse documentario di un’epoca vicina, ma distante dal nuovo modo di vivere. In seguito alle richieste di molti pittori, che si servivano di questi abiti autentici per i loro modelli per quadri di maniera, Pignotti decise di non limitarsi ad prestarli graziosamente ma di organizzare un’attività di noleggio vero e proprio.Alla metà del secolo, Egisto Peruzzi, che aveva sposato la figlia del Pignotti, ereditò l’attività e ne cambiò la ragione sociale in CASA D’ARTE – Firenze – non limitandosi al noleggio degli abiti autentici, ma cominciando a fabbricarne di nuovi, su richiesta e disegni di pittori e filodrammatiche. Anche i balli in maschera, molto in voga all’epoca, incrementarono tantissimo l’attività di confezione e noleggio. L’impresa si andò sempre più sviluppando con Ruggero, figlio di Egisto, anche lui fra l’altro, attore filodrammatico, che non si limitò a fornire i costumi alle compagnie filodrammatiche toscane, ma viaggiando per l’Italia, anche alle compagnie di prosa primarie. Il Figlio di Ruggero, Giuseppe, volse la sua attenzione al genere di spettacolo più grandioso dell’epoca: l’Opera Lirica.Siamo intorno al 1920 e si va formando in maniera sempre più accelerata, attraverso questi spettacoli, un cospicuo patrimonio di magazzino. Altri due vengono dalla Costumi Tirelli e sono quelli indossati da Carmen Scarpitta ne In nome del Papa Re e da Vittorio Gassman in Tosca. A Formello, nei pressi di Roma, sorge un edificio di cinquemila metri quadrati dove sono appesi, suddivisi per generi e per epoche, più di cinquemila abiti d’epoca autentici e oltre  centosettantamila costumi, i primi raccolti dalla passione di collezionista di Umberto Tirelli e incrementati in seguito dalla perseveranza di Dino Trappetti, e i secondi prodotti dalla sartoria che lo stesso Tirelli fondò. Insieme alla collezione di schizzi, bozzetti, disegni preparatori, custodita dalla ditta, questo repertorio di cinque decenni di arte scenica al servizio di teatro, cinema, opera lirica, ha pochi uguali al mondo. Fedele ai principi che hanno ispirato il suo fondatore, la Ditta è cresciuta e non ha mai cessato di alimentare la fantasia di sommi creatori di costumi tra cui Lila de Nobili, Piero Tosi, Pier Luigi Pizzi, Gabriella Pescucci, Milena Canonero, Maurizio Millenotti, Ann Roth... fino ai loro emuli di oggi come Carlo Poggioli, Alessandro Lai e Massimo Cantini Parrini…sartoria Tirelli è nata nel 1964, ad essa si deve la realizzazione di costumi per film e spettacoli famosissimi, tra cui i costumi di quasi tutti i film di Luchino Visconti (disegnati da Piero Tosi). Ha collaborato alla realizzazione dei costumi di "Casanova" di Federico Fellini, costumista Danilo Donati il quale vinse l'Oscar per i migliori costumi nel 1973/74, di "Momenti di gloria" del regista Hugh Hudson, costumista Milena Canonero premio Oscar nel 1982, i costumi di "Amadeus" di Milos Forman, per il quale il disegnatore Teodor Pistek guadagnò un premio Oscar nel 1985, i costumi per "Cyrano de Bergerac" disegnati da Franca Squarciapino, premio Oscar 1991, "L'età dell'innocenza" che fruttò un Oscar alla costumista Gabriella Pescucci nel 1994 e “Marie Antoinette” che fece vincere il premio Oscar alla costumista Milena Canonero nel 2007 e numerose sono state le nomination e tanti altri i premi italiani e stranieri, assegnati a vari costumisti ai quali la sartoria Tirelli ha dato il suo contributo realizzativo. Dopo la scomparsa del suo fondatore Umberto Tirelli, continua attraverso i suoi amici-eredi la sua prestigiosa attività sotto la guida di Dino Trappetti.La Tirelli Costumi ha realizzato i costumi per "Il paziente inglese" premio Oscar per la costumista Ann Roth nel 1997, “La leggenda del pianista sull’oceano” David di Donatello per il costumista Maurizio Millenotti e dello stesso “Passion, la passione di Cristo” e “N – Io e Napoleone”, “Ritorno a Cold Mountain” disegnati da Ann Roth, “I Fratelli Grimm e l’incantevole Strega” di Gabriella Pescucci, “Il Mestiere delle Armi” costumi di Francesca Sartori. Nonché i costumi per “Nuovo Mondo” disegnati da Mariano Tufano, “Silk” costumi di Carlo Poggioli, “Primo Carnera” e “Barbarossa” costumi di Massimo Cantini Parrini, “I Viceré” e “The Wolfman” con i costumi di Milena Canonero.Inoltre ha collaborato per i film "Titanic" premio Oscar nel 1998 per la costumista Deborah Scott, "Elizabeth" costumista Alex Byrne, “Moulin Rouge” di Baz Luhrman, “La fabbrica di cioccolato” di Gabriella Pescucci, “The Duchess” costumi di Michael O’Connor premio Oscar nel 2009, “Robin Hood” costumi di Janty Yates e “Alice in Wonderland” costumi di Coleen Atwood.Di uguale importanza sono poi, i lavori teatrali realizzati da talenti emergenti come Massimo Gasparon e Stefano Poda.
Umberto Tirelli era un appassionato collezionista di abiti antichi, che inizialmente ricercava e acquistava a scopo di studio nelle soffitte delle famiglie aristocratiche e sulle bancarelle dei mercati delle pulci di mezzo mondo, Tirelli ha costruito pazientemente una imponente collezione che conta oggi più di 15.000 capi autentici ed è sicuramente una delle più importanti collezioni private del mondo nel campo dell'abbigliamento.Umberto Tirelli non si è limitato a collezionare abiti storici, ma ha sempre cercato di farli vivere, mettendoli a disposizione dei costumisti con cui collaborava e numerose sono le donazioni fatte ai più prestigiosi Musei del mondo (Metropolitan Museum di N.Y; Tokyo Institute of Costume; Kyoto Institute of Costume e Le musée des Arts décoratifs a Parigi). La Donazione più considerevole (circa 300 costumi) costituisce il nucleo fondamentale della Galleria del Costume del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze. Con lo stesso proposito la Sartoria Tirelli ha organizzato e tutt’ora organizza mostre utilizzando sia i costumi autentici appartenenti alla propria collezione sia quelli realizzati per i film e per le opere teatrali di maggior successo, come la recente mostra “L’Atelier degli Oscar” organizzata a Gorizia nella cornice storica di Palazzo Attems Petzenstein che ha riscontrato un grande successo di pubblico.Umberto Tirelli apre la sua sartoria nel novembre 1964 con due macchine da cucire, cinque sarte, una modista, una segretaria e un autista-magazziniere.Dopo il primo spettacolo (una "Tosca" disegnata da Anna Anni e diretta da Mauro Bolognini per il Teatro dell'Opera di Roma), nel primo anno di attività la sartoria Tirelli realizza i costumi per tre grandi spettacoli di prosa: "Tre sorelle" e il "Il gioco delle parti" disegnati da Pier Luigi Pizzi per la regia di Giorgio De Lullo, e il "Giardino dei ciliegi" disegnati da Ferdinando Scarfiotti per la regia di Luchino Visconti.Da allora la sartoria Tirelli non ha fatto che crescere. La sua attività si è sviluppata principalmente in due direzioni diverse e complementari: quella tracciata dalla carriera di Pier Luigi Pizzi, e costellata di costumi concepiti per il teatro di prosa e d'opera, prevalentemente (ma non solo) all'insegna dell'invenzione e della fantasia; e quella tracciata dalla carriera di Piero Tosi, che si è dedicato di preferenza (ma non solo) al cinema, nella ricostruzione filologica.Il lavoro di Tosi ha poi influenzato in modo determinante quello di Gabriella Pescucci cresciuta professionalmente sotto la guida di Tosi e Tirelli e arrivata nel 1994 a vincere un Oscar per “L'età dell'innocenza", Maurizio Millenotti, anche l'apporto di Vera Marzot e Maurizio Monteverde è stato fondamentale per la costruzione del prestigio della sartoria.Numerosi sono i costumisti che sono cresciuti nella "Bottega Tirelli" e alcuni di loro hanno raggiunto prestigio internazionale, come Maurizio Millenotti (due nomination per l'Oscar e numerosi premi italiani), Giovanna Buzzi, Alberto Verso, Carlo Diappi, Carlo Poggioli, Flora Brancatella, Alberto Spiazzi, Silvia Aymonino, Alessandro Lai, Mariano Tufano e Massimo Cantini Parrini.E numerosi sono i costumisti stranieri che hanno frequentato e tutt’ora frequentano la Tirelli Costumi, come Hugo De Ana (regista e costumista dei suoi spettacoli), Sandy Powell, Claudie Gastine, Ann Roth, Penny Rose, Yvonne Sassinot de Nesle, Francoise Tournafond, Olga Berluti, Deborah Scott, Jean Philippe Abril, Janty Yates e tanti altri. 


Alessandro Filippi